Tradurre i classici
Stella Sacchini, Tornare a ridere al giorno, Eum, Macerata 2025, pp. 340, Euro 18.
I “classici” della letteratura mondiale sono tali perché per la loro forza espressiva hanno superato il loro tempo e il lettore continua a sentirli “vivi”. Entrando in una libreria per acquistare un romanzo, un libro di poesie o un testo teatrale di un autore straniero del passato capita di trovare di un medesimo titolo edizioni diverse. A parte le diversità della copertina e del prezzo, esse possono apparire tutte uguali, ma così non è. Se si potesse leggere contemporaneamente due edizioni diverse di un testo di Shakespeare o di Tolstoj o Goethe scopriremo che un verbo, un aggettivo o un’intera frase non combaciano nei due testi. La diversità è data dal lavoro compiuto dal traduttore, una figura essenziale nell’editoria, quasi sempre ignorata dal lettore. Nel trasporre il testo da una lingua all’altra, al traduttore è richiesto di ricreare “lo stile, il ritmo, le figure retoriche e l’intento emotivo dell’autore dell’opera”. Tanto più il traduttore conosce a fondo quel determinato autore, ancor più il suo lavoro risulterà efficace, senza poter prescindere dalla padronanza delle due lingue.
Un lavoro affascinante quello della traduzione letteraria, che richiede continue sfide e ben precise competenze, come spiega la marchigiana Stella Sacchini, traduttrice per Feltrinelli, Mondadori ed altri editori italiani di autori latini e greci, ma soprattutto inglesi e americani, in un libro con cui le Eum (Edizioni Università di Macerata) hanno inaugurato “Erga”, una nuova collana volta a divulgare saperi specialistici in un linguaggio accessibile e pienamente comprensibile a diversi livelli di lettura.
L’autrice, in sedici capitoli tematici, porta la testimonianza della sua personale esperienza nel tradurre i classici nel corso degli anni, a partire dalla sua prima traduzione “importante”, Jane Eyre di Charlotte Brontë (Feltrinelli), che nel 2014 le è valso “Premio Babel” per la traduzione letteraria.
Oltre agli aspetti della traduzione, l’autrice parla inevitabilmente anche delle caratteristiche dei diversi autori tradotti in italiano: Francis Scott Fitzgerald, Louisa May Alcott, Jack London, Jane Austin, poi Ovidio e Apuleio ed altri. In tre capitoli la Sacchini affronta anche il tema della traduzione dei libri per ragazzi, l’italiano scritto da stranieri e il dialetto.
Un libro utile a scoprire un mondo della filiera editoriale quasi sempre ignorato, nonché un lavoro delicato e necessario “per strappare alla morte – come scrive Stella Sacchini – chi ha ormai varcato il confine cui vagolano le anime di chi non conosce più la luce del giorno. Traduciamo perché quelle anime tornino a ridere al giorno”.
© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca
(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA n. 34 di sabato 12 settembre 2026)




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