Scene “maceratesi” da Premio Oscar
Con l’avvenuta proclamazione di Ancona a “Capitale italiana della cultura 2028” si riaprono le porte del capoluogo dorico al tre volte Premio Oscar per la scenografia cinematografica Dante Ferretti. Oltre ad essere stato testimonial della candidatura della città, lo scenografo maceratese sarà impegnato, infatti, nella progettazione e direzione artistica del Museo della Civiltà del Mare, da realizzarsi per l’occasione alla Mole Vanvitelliana.
Ferretti torna così a lavorare nelle Marche, proprio dove ebbe inizio la sua carriera. Come egli racconta nell’autobiografia, scritta con David Miliozzi e pubblicata dalle edizioni Jimenez, Dante Ferretti quando aveva appena diciotto anni lavorò per due produzioni cinematografiche che furono girate sul Monte Conero e a Portonovo: “Le prigioniere dell’isola del diavolo” e “Il giustiziare dei mari”, due film del 1962, dove si trovo a dover sostituire sul set lo scenografo titolare Aldo Tomassini Barbarossa, anche lui maceratese.
L’autobiografia di Dante Ferretti conduce per mano il lettore per le vie del centro storico di Macerata, ricostruendone con il suo racconto l’ambiente sociale negli anni dell’immediato secondo dopoguerra. Il libro di apre con il bombardamento sulla città del 3 aprile 1944, che distrusse anche la casa dove quel giorno il piccolo Dante – aveva appena tredici mesi – stava dormendo nella culla. Dato per morto, fu ritrovato sano e salvo dopo diverse ore tra le macerie. Il racconto, anni più tardi, di quell’episodio da parte dei suoi genitori e le testimonianze di tanti maceratesi su quel drammatico aprile del ’44, hanno ispirato dopo oltre mezzo secolo a Ferretti la scenografia di “The Aviator”, film diretto da Martin Scorsese, con gli è valsa nel 2005 il primo Premio Oscar.
Gli anni dell’adolescenza hanno sempre influenzato – e continuano ad essere fonte di illuminazione – tutti i lavori di Dante Ferretti. Nel libro ogni episodio della sua vita a Macerata ha un immediato rimando alle sue collaborazioni con i maggiori registi italiani (in particolare Fellini e Pasolini) e stranieri. Anche nelle scenografie premiate con gli altri due Oscar vinti da Dante Ferretti nel 2008 e nel 2012 sono frutto dei ricordi della vita a Macerata negli anni Quaranta e Cinquanta: gli ingranaggi dell’orologio e della campane in cima alla torre civica, dove da scolaro egli saliva furtivamente insieme al suo compagno di banco, figlio dell’orologiaio, è stata la molla creativa della scenografia di “Hugo Cabret”, mentre le atmosfere della barberia di via Garibaldi sono state idealmente ricostruite per “Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street”.
La vena artistica, già emersa nei primi anni di scuola e poi perfezionata all’Accademia a Roma, era stata profetizzata a Dante dalla madre, che un giorno – in contrapposizione al marito, il quale immaginava di poter lasciare a suo figlio la bottega di falegname –gli disse: “Dante, Dio ti ha salvato dalle macerie. È scritto nel tuo destino che farai grandi cose”.
Oltre a molte fotografie di bozzetti di scena, il libro è ricco di aneddoti che lasciano incollato il lettore fino all’ultima pagina.
© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca
(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA n. 19 di sabato 16 maggio 2026




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