Pace, un desiderio eterno
F. Boldrer e C. Formicola (a cura di), Cedant arma togae: idee e parole di pace dal mondo antico. Testimonianze, interpretazioni, sviluppi. Eum, Macerata 2025, pp. 240, Euro 16.
La parola pace è una delle più pronunciate, lette e scritte in questi anni, soprattutto in questi mesi, ma le esortazioni al dialogo e alla diplomazia che si elevano da più parti non sono tipiche solo del nostro tempo. Come ricordano Francesca Boldrer e Crescenzo Formicola nella premessa al volume inaugurale della collana “Mos Maiorum” (Studi di filologia e civiltà classica) della casa editrice Eum (Edizioni Università di Macerata), il primato del potere civile su quello militare fu invocato anche da Cicerone con la celebre frase “Cedant arma togae”, motto che ha ispirato il titolo del libro. Vi sono raccolti saggi di diversi autori e il filo conduttore che li unisce è racchiuso nel seguito del titolo stesso: “idee e parole di pace dal mondo antico”.
Nei due saggi di apertura del volume, Arianna Fermani e Federica Piangerelli trattano, rispettivamente, le articolazioni concettuali della parola pace nelle riflessioni di Aristotele e nel pensiero di Platone, con riferimenti – in questo secondo contributo – anche alla distinzione di “pace come assenza di guerra” e di “pace come valore da progettare e custodire”, formulata nel Novecento da Norberto Bobbio.
Francesca Boldrer, che dirige la nuova collana, compie un’analisi sulle immagini poetiche di Orazio intorno alle “parole di pace” (otium, pax, quies), mentre l’altro curatore del volume, Crescenzo Formicola, prende spunto dal poema di Virgilio, “Le Georgiche” per sottolineare come l’uomo possa essere garante della pace o, con le proprie azioni inavvedute, responsabile dell’instabilità.
Come gli uomini di potere che parlano di pace siano a volte portati a capovolgere i loro ragionamenti ce lo ricorda Sergio Audano, che nel suo saggio richiama una parte delle Filippiche di Cicerone in cui l’oratore e politico romano rovescia in chiave bellicistica il suo motto richiamato nel titolo del volume, trasformando il proposito di pace in un proposito di guerra preventiva, messa in atto dal Senato quale istituzione titolare della legalità.
Alle testimonianze tramandate dall’epigrafia latina sul tema della pace, nella molteplicità di implicazioni ideologiche e politiche, si sofferma il saggio di Marc Mayer Olivé, mentre Paolo Mastrandrea estende i confini cronologici del volume offrendo sul tema della pace una lettura di fonti del periodo tardo-imperiale. Arriva all’epoca moderna Fabrizio Marongiu Bonaiuti, che da docente di diritto internazionale offre un contributo da giurista. Ricostruendo l’evoluzione nel tempo delle questioni legate a pace e guerra, egli riflette sull’evoluzione dell’ordinamento internazionale dal 1648 (Pace di Westfalia) ai giorni nostri.
In chiusura del volume, ricco di bibliografia, Massimiliano Stravato presenta alcune edizioni virgiliane sul tema della pace possedute dalla Biblioteca Statale di Macerata, di cui egli è direttore, provenienti dai fondi Buonaccorsi e Castelbarco-Albani.
© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca
(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA n. 25 di sabato 27 giugno 2026)




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