Il futuro Paolo VI e il congresso Fuci. Un secolo fa l’assalto dei fascisti



Cento anni fa, nei giorni precedenti la festa del patrono, San Giuliano, Macerata si apprestava a vivere un momento di notorietà nazionale. Mesi prima, infatti, la città era stata designata come sede del XIV congresso nazionale della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici italiani. L’evento era stato preparato con cura. Nella biblioteca Mozzi Borgetti è ancora custodito un depliant di oltre venti pagine con tutti i dettagli e perfino i prezzi di alberghi, case private e istituti religiosi dove avrebbero soggiornato i circa duecentocinque delegati e delegate provenienti da tutta Italia. I lavori congressuali sarebbero dovuti durare tre giorni, dal 27 al 29 agosto, ma le cose andarono diversamente e il congresso finì appena iniziato. 

Per le associazioni non allineate con il fascismo quelli era tempi difficili e anche la Fuci, che solo dopo il Concordato del 1929 fu “sopportata” dal regime, in quel 1926 era considerata “una organizzazione obliquamente politica, un’anomalia da eliminare”. 

La cronaca di quanto avvenne è stata pubblicata quarant’anni più tardi, nel 1966, da “L’Osservatore della Domenica”, settimanale de L’Osservatore Romano, anch’esso conservato presso la biblioteca comunale di Macerata. 

I delegati furono accolti a male parole da parte di giovani fascisti già al loro arrivo alla stazione ferroviaria, dove giunsero con diversi treni tra il pomeriggio e la sera del 26. Poi durante la notte urla e invettive contro la Fuci furono udite nelle diverse zone della città dove gli universitari cattolici alloggiavano. La mattina del 27 tutto sembrava calmo, ma era solo una calma apparente. Gli appuntamenti in programma nella mattinata prevedevano, infatti, la partecipazione delle autorità locali e quindi non si registrarono incidenti. Alle 9 fu celebrata la Santa Messa nella chiesa dell’Immacolata in corso Cavour, quindi alle 10 seguì l’apertura ufficiale del congresso al teatro Lauro Rossi. Tra gli interventi dal palco anche quello di monsignor Giovan Battista Montini, futuro papa Paolo VI, all’epoca assistente ecclesiastico della Fuci. Terminata la cerimonia inaugurale i congressisti si spostarono nella vicina università per l’incontro con le autorità accademiche e quando uscirono alla spicciolata dall’ateneo trovarono ad attenderli in piazza alcune “squadracce”. Le “fucine” (così erano chiamate le giovani studentesse iscritta alla Fuci) se la cavarono con le solite invettive, mentre agli uomini furono riservati pugni e manganelli. Secondo la cronaca gli uomini della “Milizia volontaria” presenti in piazza fecero solo finta di voler ristabilire l’ordine. Gli universitari rimasti feriti e quelli che erano riusciti a scappare si rifugiarono nel seminario di piazza Strambi dove alle 15 sarebbero dovuti iniziare i lavori delle sessioni congressuali. Nel frattempo monsignor Montini si era recato in prefettura. Passarono alcune ore e l’incontro con il prefetto sortì un “caldo invito” a lasciare Macerata “per ragioni di ordine pubblico”. Un treno speciale fu fatto trovate alla stazione. Tutti furono scortati da un cordone di carabinieri e il congresso si spostò da Macerata ad Assisi, dove secondo programma i delegati sarebbero dovuti arrivare solo tre giorni dopo, alla fine dei lavori congressuali, per rendere omaggio ai luoghi francescani. Ricorreva quell’anno, infatti, il settimo centenario della morte del Santo patrono d’Italia.

© Alessandro Feliziani / QN Il Resto del Carlino

Nella foto (tratta da L’Osservatore della Domenica del 18 dicembre 1966), la cerimonia d’apertura del congresso Fuci al teatro “Lauro Rossi” di Macerata il 27 agosto 1926. Sul palco, al centro, è riconoscibile monsignor Giovan Battista Montini, futuro papa Paolo VI

(Articolo pubblicato sul quotidiano Il Resto del Carlino, edizione Macerata, venerdì 28 agosto 2026)


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