Giacomo Lisia e la terra maceratese, un “amore corrisposto”


 
Chi arriva per la prima volta nelle Marche resta meravigliato di trovare aspetti impensati di questa regione, ancora poco conosciuta: il paesaggio, l’arte, la gastronomia, la cordiale accoglienza. E molto spesso la felice sorpresa si trasforma in amore per questa terra. Capitò così mezzo secolo fa anche al pittore ciociaro Giacomo Lisia (Paliano, Frosinone, 1938 – ivi 2001), di cui ricorrono i venticinque anni dalla scomparsa. Nell’ultimo quarto di secolo della sua vita l’artista si legò in modo particolare alla provincia di Macerata, diventando un “pittore di casa” un po’ in tutti i comuni, molti dei quali ospitarono mostre di sue opere. Riferendosi al territorio del Maceratese una volta egli scrisse: “Questa terra mi ha sedotto come una gran dama. Bella e attraente, sincera e cortese …. è diventata la mia ispiratrice”

Guida appassionata, che fece conoscere a Lisia ogni angolo della provincia, anche i più nascosti, fu il giornalista Nello Biondi (1912 – 2001), originario di San Severino Marche, che con la sua attività pubblicistica si divideva tra due passioni: i motori e l’arte. 

Biondi e Lisia, che il destino ha voluto che morissero a pochi mesi di distanza uno dall’altro, si conobbero causalmente nel 1975 a Fiuggi e ad accendere la miccia della loro amicizia fu la pittura dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni, che Lisia aveva studiato in Accademia.  La visita alla Pinacoteca civica di San Severino e nelle chiese settempedane che conservano gli affreschi dei Salimbeni (Santa Maria della Misericordia, San Lorenzo in Doliolo, Duomo Vecchio) fu solo l’inizio di una più che ventennale frequentazione nel maceratese, dove Lisia – anche grazie al suo mentore – poté allacciare un po’ ovunque nuove amicizie. 

Tra la seconda metà degli anni Settanta e il Duemila, egli espose i suoi quadri in una sessantina di mostre in più di venti comuni del Maceratese, tra cui Camerino (Palazzo comunale, 1983). In molti centri tenne a distanza di anni più di una mostra: a Pioraco, Fiuminata, Ussita e Serrapetrona (che gli conferì la cittadinanza onoraria) due volte, Matelica, Cingoli, Recanati e Potenza Picena ospitarono tre mostre ciascuno, quattro mostre furono allestite a Macerata, sei a San Severino e addirittura otto a Sarnano, dove l’artista soggiornò più volte, soprattutto in estate. Nel 1982 il sarnanese Egidio Mariotti gli dedicò una lunga poesia in dialetto di cui qui riportiamo solo due strofe: “… Da qualche anno ormai le Marche / conosce ‘stu pittore de valore; / è state conquistate da quell’arte che donche è statu ce s’è fattu onore: / Sansivirì e Sarnà co’ Macerata / l’opera sua gran tantu l’ha ‘pprezzata. /Giacomo Lisia adesso è amicu nostru, cumme se fosse unu de famiglia / ché per’ le Marche sempre adè dispostu / je piace ‘n saccu che è ‘na meraviglia / e a quantu pare lu’ fece stordì li Salimbeni de Sansivirì /…”.

Verso la fine degli anni Novanta, per ricambiare l’affettuosità ovunque ricevuta, Giacomo Lisia volle dedicare un quadro a ciascuno degli allora cinquantasette comuni della provincia di Macerata. A lavoro ultimato l’artista avrebbe voluto allestire una mostra con i cinquantasette dipinti, ma non ne ebbe il tempo. Nell’aprile del 2003, due anni dopo la sua morte, la mostra fu realizzata a cura dell’assessorato alla cultura della Provincia nei locali della Fondazione Giustiniani Bandini ad Abbadia di Fiastra. Nel catalogo di quella mostra (da cui sono tratte le immagini qui pubblicate) un amico del pittore, Antonio Moretti, scrisse che quello di Lisia con la terra maceratese era stato “un amore corrisposto”.

© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca

Nella foto: Giacomo Lisia, Scorcio panoramico di San Severino Marche, 1996 c.

(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA, sabato 21 marzo 2026)


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