La storia di Tullio Crali (1910 - 2000) nella rivista “Analisi Storica”, periodico entrato nel novero di Eum



A Tullio Crali, artista futurista ed esponente della corrente della “aeropittura”, che ha eletto Macerata a sua “dimora eterna” – per volontà testamentaria le sue spoglie riposano nel cimitero cittadino – è dedicato un saggio di Massimo De Sabbata pubblicato nel primo numero di “Analisi Storica”, rivista dell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, che assumendo questo nuovo nome – in precedenza si chiamava “Storia contemporanea in Friuli” – è entrata nel novero delle Edizioni Università di Macerata (Eum). 

Il saggio costituisce anche una sorta di omaggio dell’Istituto di Udine alla città della sua nuova casa editrice. La storia personale di Tullio Crali, infatti, ha unito idealmente le due realtà geografiche, il Friuli e le Marche. 

Nato nel 1910 in Dalmazia, Crali è vissuto per oltre un ventennio a Gorizia, dove già da giovane studente aveva iniziato a dare prova delle sue capacità artistiche. È all’inizio del 1943 che avviene il suo “incontro” con Macerata. Qui abita per alcuni mesi al civico 177 di corso Cairoli, in una casa non lontana da quella del suo coetaneo Sante Monachesi, anche lui esponente del Futurismo

Nel saggio “Pittura e italianità di Tullio Crali: gli anni Quaranta in quattro opere”, l’autore intreccia la produzione pittorica dell’artista in quel decennio con le vicende umane di Crali in quegli stessi anni. Un periodo apertosi per Crali con il momento di massima notorietà nazionale e conclusosi con una forzata emigrazione dalla terra d’adozione. 

Nel 1940, infatti, l’artista riscuote un grande successo alla Biennale d’arte di Venezia, in cui espone un olio su compensato di grandi dimensioni dal titolo “Prima che si apra il paracadute”, opera che, dato il momento storico, viene interpretata – benché non fosse l’intenzione dell’autore – come l’immagine dell’eroismo militare. Sulla scia di quel successo nel 1944 Crali realizza “Madrigale veneziano”, opera destinata ad illustrare il “Manifesto delle parole musicali futuriste, alfabeto in libertà”, testo però non pubblicato a causa della mancata revisione finale da parte di Filippo Tommaso Marinetti.

Dopo il 25 aprile 1945, all’arrivo dei partigiani jugoslavi a Gorizia, Tullio Crali è arrestato e trattenuto in carcere per quaranta giorni. L’11 giugno viene liberato, ma contestualmente è sospeso dal lavoro (era insegnante) dalla “Commissione di epurazione” perché accusato di propaganda fascista. Nel marzo 1946 la sanzione gli viene revocata essendo stata riconosciuta la sua attività di “natura esclusivamente artistica”. Crali riprende ad insegnare disegno presso il liceo scientifico di Gorizia, ma a seguito di “minacce di persecuzione da parte di elementi slavi”, il Comitato di liberazione nazionale lo spinge a trasferirsi in Piemonte. Sono di questi anni, tra il 1946 e il 1949, due sue opere molto diverse tra loro: “Veduta aerea del castello di Gorizia” e “Composizione di frutta”, che – si legge nel saggio – si inquadrano in una più convenzionale “pittura del sentimento”.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Crali vive prima a Parigi, dove insegna in un liceo italiano e successivamente a Il Cairo, come insegnante presso la locale Scuola d’arte italiana.  Rientrato definitivamente in Italia nel 1968 egli si stabilisce a Milano, dove morirà il 5 agosto 2000. Nel capoluogo lombardo Crali porta avanti con vigore il suo impegno futurista, alternando la pittura con brevi soggiorni – insieme alla moglie Ada Savelli – a Macerata per riunirsi al figlio Massimo, che qui si era sposato.

Cinque anni fa i Musei Civici di Macerata hanno dedicato a Crali una mostra a Palazzo Buonaccorsi e dal 2022 gli eredi stanno curando l’organizzazione dell’archivio ufficiale dell’Artista.

© Alessandro Feliziani / QN Il Resto del Carlino

(Articolo pubblicato domenica 8 marzo 2026 sul quotidiano Il Resto del Carlino, edizione Macerata, pagina 24)

Nella foto: la copertina della rivista “Analisi storica” n. 55/2025 (EUM edizioni) e il dipinto di Tullio Crali “Prima che si apri il paracadute”, 1939 (Fototeca Civici Musei di Udine)

 

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