Il card. Gasparri nel ricordo del suo “mancato” biografo
(Nella foto, Giuseppe Dalla Torre e il card. Pietro Gasparri)
La ricorrenza, nel 2024, del novantesimo anniversario della morte del cardinale Pietro Gasparri ha riacceso l’interesse sulla figura del prelato di Ussita, Segretario di Stato di ben due Papi, il cui nome è rimasto indissolubilmente legato alla stipula dei “Patti Lateranensi”, con i quali fu posta fine, dopo oltre mezzo secolo, all’annosa “Questione romana”. Quell’atto di “Conciliazione” tra la Chiesa e lo Stato italiano segnò anche la costituzione ufficiale dello Stato della Città del Vaticano e la firma apposta dal cardinale Gasparri l’11 febbraio 1929 in calce ai Trattati, accanto a quella di Mussolini, lo ha definitivamente legittimato nella storia.
Di lui si conosce praticamente tutto, ma il dibattito degli studiosi ancora non è giunto a chiarire due “misteri” legati agli ultimi anni di vita. Il primo riguarda le sue dimissioni da Segretario di Stato rassegnate nel febbraio del 1930, proprio in coincidenza con il primo anniversario dei “Patti Lateranensi”. Non è ancora chiaro ad alcuni storici se quell’atto di rinuncia fu del tutto spontaneo, oppure se Gasparri venne “consigliato” o addirittura se le dimissioni furono “richieste”.
Il secondo “mistero” riguarda le sue “Memorie”, a cui egli si dedicò negli ultimi quattro anni di vita, dopo essersi ritirato nella casa di Colle Oppio, a Roma. In questo caso il mistero è stato alimentato nel tempo dalla mancata pubblicazione delle memorie. Se ne erano perse le tracce per quasi quarant’anni, fino all’inizio degli anni Settanta, quando Giovanni Spadolini, pubblicò sulla rivista “Nuova Antologia” alcuni stralci tratti dai tre volumi dattiloscritti avuti dagli eredi del cardinale, i fratelli Bernardini. Quella parte delle “Memorie” era riferita al pontificato di Pio X e nel 1972 lo stesso Spadolini pubblicò altre parti, riferite agli anni del pontificato di Benedetto XV, in un volume edito da Le Monnier, “Il cardinale Gasparri e la questione romana”. Come recita il titolo stesso del libro le parti delle Memorie prese in considerazione da Spadolini riguardavano l’attività diplomatica del cardinale per giungere alla “pace” con l’Italia, attività che Gasparri intraprese molti anni prima dell’avvento di Mussolini, giungendo ad un passo dalla “soluzione” nel 1919, quando alla guida del governo italiano c’era Vittorio Emanuele Orlando.
Pochi mesi dopo la pubblicazione del libro di Spadolini, il 15 maggio 1973, l’Università di Macerata organizzò una tavola rotonda sulla figura storica del cardinale Pietro Gasparri e uno dei relatori fu il docente di diritto canonico Giuseppe Dalla Torre (1943-2020), nipote dell’omonimo conte Giuseppe Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto (1885 – 1967), che per quarant’anni, dal 1920 al 1960, era stato direttore dell’Osservatore Romano, collaboratore dei Papi succedutesi in quegli anni e biografo “mancato” del cardinale di Ussita. Perché “mancato” Dalla Torre jr. lo spiega in un libriccino scritto nel 2007, in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di suo nonno. Quel libriccino, di appena una settantina di pagine, pubblicato da Aracne, è stato introvabile per diversi anni ed è ricomparso in poche copie proprio in occasione del novantesimo della morte del Cardinale. L’autore – testimone diretto dei racconti ascoltati in famiglia – riferisce che fu suo nonno ad essere in un primo tempo incaricato da Gasparri di scrivere la propria biografia. Biografia a cui il cardinale in verità non aveva mai pensato e che gli venne richiesta all’indomani della pubblicazione sull’Osservatore romano della notizia delle sue dimissioni da Segretario di Stato e della contestuale sostituzione con il cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII.
Il giorno dopo la diffusione della notizia, infatti, l’avvocato romano Ercole Graziadei informò Giuseppe Dalla Torre che l’editore americano Boni & Liveright voleva pubblicare l’autobiografia di Gasparri. In un primo tempo il cardinale rifiutò la proposta, ma a seguito dell’insistenza dell’avvocato Graziadei il prelato finì col mostrarsi addirittura lusingato. “Gasparri – scrive l’autore – pose una condizione: che si trattasse di biografia e non di autobiografia, che avrebbe dovuto stendersi ad opera del Dalla Torre, sulla base di dati e documenti che il Cardinale in persona avrebbe forniti ed illustrati in sedute bisettimanali, integrati dai dati e documenti ricavati dallo stesso direttore dell’Osservatore romano nell’archivio del giornale”.
La collaborazione tra Gasparri e Dalla Torre ebbe subito inizio, ma cessò bruscamente dopo qualche mese e il Cardinale proseguì da solo, sottoscrivendo personalmente un contratto con l’editore americano in cui si stabiliva che i diritti d’autore sarebbero stati devoluti ad un ordine religioso femminile di cui egli era il protettore.
Il 18 novembre 1934, quando il prelato morì - scrive l’autore riportando una testimonianza scritta dell’avvocato Graziadei – “il corpo del Cardinale non era ancora freddo e un ‘missus dominicus’ si presentava a prelevare il manoscritto per deporlo nell’Archivio Segreto Vaticano”.
Il volumetto riporta molte altre curiosità ed un capitolo è dedicato all’amicizia, cementatasi negli anni, tra il cardinale Pietro Gasparri e il suo mancato biografo.
© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca
(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA n. 13 di sabato 5 aprile 2025)




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