Quando a San Severino si tentò di far nascere una “Nuova Einaudi”

La storia dell’editoria italiana potrebbe paragonarsi – con i dovuti distinguo – alle “soap opera” americane, che non prevedono un finale della trama. Esse si sviluppano per un tempo infinito con continui e complicatissimi intrecci, dove ai personaggi principali si aggregano continuamente tanti comprimari, destinati a lasciare presto la scena.

Ebbene, molti anni fa, nella storia dell’editoria fecero la loro momentanea “comparsa” anche San Severino Marche ed il Premio Salimbeni per la storia e la critica d’arte, nato all’inizio degli anni Ottanta da una idea illuminata di Giorgio Zampa, con il sostegno del più famoso critico d’arte dell’epoca, Federico Zeri.

L’episodio in cui la città di San Severino ebbe un ruolo del tutto marginale, ma che sarebbe potuto risultare determinante, risale al 1985, quando il Premio Salimbeni fu teatro di un tentativo volto a risollevare le sorti della casa editrice Einaudi, che in quel tempo navigava in cattive acque. 

Vale la pena ricordare che le case editrici sono aziende e come tali debbono far quadrare i conti, ma sono anche delle “istituzioni culturali”, poiché il valore della loro produzione è essenzialmente intellettuale e quindi immateriale. 

Per questa loro particolarità le case editrici possono distinguersi tra quelle con un piglio prevalentemente imprenditoriale ed altre che nelle loro scelte seguono una valutazione essenzialmente culturale. Esempi fortunati della prima specie sono state nel secolo scorso Mondadori e Rizzoli, due case editrici a lungo concorrenti, fondate da due uomini di umile origine ed istruzione, ma con uno spiccato ed invidiabile talento imprenditoriale. L’esempio più noto delle case editrici della seconda specie è, invece, Einaudi, una vera e propria “istituzione culturale”, che il 15 novembre scorso ha festeggiato 90 anni di attività.

Fondata nel 1933 da Giulio Einaudi, figlio ventunenne del futuro presidente della Repubblica, Luigi, la casa editrice torinese è stata il punto di riferimento per molti intellettuali e scrittori del ‘900, tra i quali Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Italo Calvino, Elsa Morante, che ebbero anche specifici ruoli editoriali all’interno dell’azienda.

Nonostante i molti successi editoriali, alla fine degli anni Settanta molte scelte della Einaudi non offrirono più i risultati economici attesi e nel 1983 la casa editrice raggiunse un debito pauroso.  L’anno successivo – come ha ricordato anni fa lo scomparso Ernesto Ferrero, già collaboratore della Einaudi, nel libro “I migliori anni della nostra vita” – la casa editrice fece ricorso ai benefici della “Legge Prodi” per il salvataggio delle aziende in difficolta. La conseguenza fu il commissariamento della casa editrice e l’estromissione del suo fondatore da ogni ruolo operativo.

Giulio Einaudi chiese aiuto ai suoi amici e, tra i tanti, anche ad alcuni che facevano parte del “cenacolo” settempedano legato al premio Salimbeni. Tra questi Federico Zeri, che aveva già pubblicato con l’Einaudi e Giorgio Zampa, che anni prima per l’editore torinese aveva tradotto le opere dello scrittore tedesco Peter Weiss.

Uno dei tentativi di aiutare Giulio Einaudi a riprendere lo “scettro” della casa editrice avvenne a San Severino nel giugno del 1985 in occasione del conferimento del Premio Salimbeni all’opera “Raffaello Architetto”, di Cristoph Luitpold Frommel, Stefano Ray, Manfredo Tafuri, edita da Electa, casa editrice fondata a Firenze nel 1945 e specializzata in pubblicazioni d’arte. 

Nelle settimane precedenti era stato ipotizzato un possibile interesse della Electa ad una partecipazione societaria per far uscire la Einaudi dalla fase di commissariamento e la cerimonia del Premio Salimbeni fu vista come l’occasione per far incontrare, fuori da occhi indiscreti, il presidente delle Electa, Luigi Fantoni, in arrivo a San Severino per la premiazione, con Giulio Einaudi. Entrambi, infatti, arrivarono il giorno precedente la cerimonia e presero alloggio all’Hotel Marche di Tolentino, vicino alle Terme di Santa Lucia, dove ebbero il previsto incontro. 

L’indomani la presenza di Fantoni al teatro Feronia non destò alcuna sorpresa, essendo lui l’editore premiato, mentre non passò inosservata – destando ovviamente grande curiosità – quella di Giulio Einaudi, figura emblematica dell’editoria italiana. L’incontro tra Einaudi e Fantoni rimase segreto, ma il vero motivo della presenza dell’editore torinese a San Severino fu indirettamente svelato una settimana più tardi dall’agenzia di stampa Adn-Kronos, che diede la notizia della possibile costituzione di una nuova società per rilevare il glorioso catalogo Einaudi. Parlando di “Nuova Einaudi”, l’agenzia fece il nome di Electa come capofila di una cordata di nuovi soci. Nei mesi che seguirono, però, il progetto non prese mai consistenza e di conseguenza venne meno anche la possibilità per San Severino e il Premio Salimbeni di lasciare una piccola impronta nella storia della grande editoria italiana.

Rimane peraltro curioso che una decina d’anni dopo quell’incontro settempedano sia Einaudi sia Electa entrarono a far parte della galassia editoriale Mondadori, di cui ancora oggi sono due fondamentali marchi, rispettivamente per i settori della letteratura e della storia dell’arte.

© Alessandro Feliziani / Orizzonti della Marca

Nella foto, Giulio Einaudi (a destra) con Federico Zeri

(Articolo pubblicato sul settimanale ORIZZONTI della MARCA n. 45 di sabato 2 dicembre 2023)


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